La_Bici_Cletta – Poetic Personal Project

IT
Chi non ha mai sofferto nel liberarsi di un oggetto, alzi la mano! E non mi sto riferendo a oggetti cari come il classico orsacchiotto di peluche, o un libro particolarmente amato, o qualcosa che ci ricorda una persona cara. Sto parlando di oggetti come un’auto o una vecchia televisione che per anni ci hanno servito con fedeltà. È solo un’accozzaglia di ferro e fili, ci si dice. Eppure si soffre.

E allo stesso modo capita di passare davanti a qualcosa, per caso, e sentire dento un’emozione simile ad un innamoramento. Osservare un oggetto e, d’un tratto, vederlo. Sentire che in qualche modo ci parla. Che non si sa come, né perché ma c’è un legame. È quello che è successo a Marco e Cletta. Lei era una biciclettina abbandonata in un ferrivecchi e quando lui l’ha vista… bum! era fatta. È scoppiato l’amore.

A dire la verità lui ha cercato di svignarsela e allontanarsi come se niente fosse, ma mentre usciva lei ha parlato: “Davvero mi lasci qui?” gli ha chiesto. Allora lui è tornato sui suoi passi e l’ha portata a casa. E da allora, ogni volta che il lavoro glielo permette (Marco è un fotografo di moda e gira il mondo come una trottola) la porta con sé.

Le cambia colore, la agghinda come una modella, la mette in posa e la fotografa sui set dei suoi servizi. Prima del lockdown aveva collezionato una serie non indifferente di scatti alcuni dei quali pieni di poesia. Si sa, l’amore e la poesia vanno d’accordo. Li teneva lì, senza uno scopo preciso. Aspettando magari di farne un libro. Poi è arrivato il tornado che ha sconvolto il mondo e quelle foto sono diventate il suo mondo. Un modo per aiutarsi e aiutare gli altri. Ogni giorno ne pubblicava una e raccontava la storia che c’era dietro. Quello che lui e Cletta si erano detti, dove erano stati, cosa avevano fatto.

Tutti erano chiusi in casa e l’unico modo per uscire era la fantasia. Così Cletta è diventata amica di tanti bambini che, ogni mattina, aspettavano con trepidazione una nuova avventura. Sono stati giorni spassosi per lei e Marco. E lui doveva tenerla a freno perché Cletta era un fiume in piena di pensieri e parole. Sono andati un paio di volte nello spazio e ritorno, e poi al mare, in montagna, nel bosco, in Francia, in Groenlandia a Woodstock, in crociera. Hanno volato nel cielo, corso nei campi di papaveri, sono tornati persino a scuola. Basta poco per sognare ad occhi aperti. E poi, alla fantasia, il virus gli fa un baffo!

EN
Who has never suffered in getting rid of an object, raise his hand! And I’m not referring to dear items like the classic teddy bear, or a very special book, or something that reminds us of our beloved ones. I’m talking about objects like a car or an old television that have served us faithfully for years. It’s just a jumble of iron and wire, we say. Yet we suffer.

In the same way happens to pass by something, someday, by chance, and feel inside an emotion similar to the one of falling in love. Happens to observe an object and, suddenly, see it. Feel that, somehow, it speaks to us. We do not know how, nor why but there is a link. That’s what happened between Marco and Cletta. She was a little bicycle abandoned in a junk shop and when he saw her… boom! the love broke out. 

To tell you the truth, he tried to sneak out and walk away like nothing happened, but on the way out, she spoke. “Do you really leave me here?” she asked him. So, he went back and brought her home. And since then, every time the work allows it (Marco is a fashion photographer and travels the world like a spinning top) brings her with him. 

He changes her colour, arranges her like a model, poses her and photographs her on the sets of his shootings. Before the lockdown he had collected a series of shots, some of which full of poetry. You know, love and poetry always go together. He uses to keep them, without a precise purpose. Maybe waiting to make a book out of them. Then came the tornado that shook the world upside down and those photos became his own world. A way to help himself and others. Every day he published one and told the story behind it. What he and Cletta had said, where they had been, what they had done. 

Everyone was locked in their house and the only way out was fantasize. So Cletta became friends with many children who, every morning, eagerly awaited a new adventure. They were very fun days for her and Marco. And he had to hold her back because Cletta was a river full of thoughts and words. They went a couple of times in space and back, and then to the seaside, up to the mountains, in the woods, to France, to Greenland, to Woodstock, on a cruise. They flew in the sky, ran in the fields of poppies and even went back to school. It takes little to daydream. And then, the virus couldn’t hold a candle to fantasy!

Posted by Petra Barkhof