Lockdown Babies

Sarah:
Dopo settimane in cui non avevo potuto usare la mia macchina fotografica, ne sentivo terribilmente la mancanza. Così ho dato vita ad un sogno: quello di fotografare le mamme che avevano partorito durante il lockdown con i loro bambini appena nati. Attraverso questo progetto, e grazie alla loro generosità, al tempo che mi hanno dedicato e alla pazienza che hanno avuto, ho potuto fotografie madri in tutto il mondo: in Argentina, in Galles, a New York, in Inghilterra e a Barcellona. Le immagini sono state scattate usando Facetime, naturalmente con la mia Canon.”

E’ così che, sui social, Sarah Winburn presenta il suo lavoro. L’idea semplice e geniale di una fotografa appassionata del suo lavoro che nel momento in cui succede l’impensabile e il dramma di una malattia cattiva e sconosciuta travolge il mondo, trova il modo di testimoniare la forza della vita, l’origine della gioia. Mentre ogni sera milioni di persone spaventate e prigioniere nelle loro stesse case fanno i conti con quello che è, a tutti gli effetti, un bollettino di guerra lei, invece, decide di testimoniare altro, di documentare altro. Investe nella speranza. E nel futuro. Cerca le nuove mamme. Quelle che hanno partorito proprio quando il mondo sembrava destinato a scomparire. Quelle che non hanno potuto essere abbracciate o festeggiate dai loro cari, quelle che sono dovute ritornare a casa in fretta, protette da guanti e mascherine. E che una volta a casa si sono ritrovate sole con i loro compagni a gestire ciò che quasi nessuna immaginava di riuscire a fare da sola. Eppure ce l’hanno fatta. E forse sono anche le mamme più fortunate. Così almeno sembra da quello che racconta la maggior parte di loro. Due genitori che si aiutano, che si confrontano. Due genitori che il loro bambino lo vivono insieme: ogni giorno, ogni ora. La famiglia come è all’origine. Loro e lui, o lei. I fratelli e le sorelle. E solo dopo, tutti gli altri. Gli scatti di Sara Winborn sono autentici, senza trucchi, senza ritocchi. I visi delle mamme sono radiosi ma stanchi, quelli dei bambini appena nati ancora grinzosi. Sono scatti poetici, che commuovono e fanno riflettere. Perché niente è più importante dell’affettività. A noi di Scimparello piace pensare che questi bambini, queste famiglie, sono l’inizio del Nuovo Mondo.

 

Sarah
Following weeks of seriously missing using my camera I dreamt up a portrait project photographing mothers and their new-born babies delivered during the lockdown. Through this project and the generosity of these ladies to give me some of their time and patience, I have been able to reach out to mothers so far in Argentina, Wales, NYC, England and Barcelona. The images were shot using Face time with my Canon camera.”

That’s how, on social media, Sarah Winburn presents her work. The simple and ingenious idea of a photographer passionate about her work that in the moment the unthinkable happens and the drama of a bad and unknown disease overwhelms the world, finds a way to witness the power of life, the origin of joy. While every night millions of frightened people imprisoned in their own homes come to terms with what it is, to all intents and purposes, a war bulletin, she instead decides to testify to something else, to document something else. She invests in hope. And in the future. She seeks the new mothers. Those who gave birth just when the world seemed destined to disappear. Those who could not be embraced or celebrated by their loved ones, those who had to return home quickly, protected by gloves and masks. And once they got home they found themselves alone with their companions to manage what almost no one of them imagined could do on her own. And yet they did it. And maybe they are also the luckiest moms. So, at least, it seems from what most of them say. Two parents helping each other, confronting each other. Two parents really living their baby together, every day, every hour. The family as it is at the origin. Them and him, or her. The brothers and the sisters. And only after, everyone else.
Sara Winborn’s shots are authentic, no tricks, no touches. The mothers’ faces are radiant but tired, those of new-born children still wrinkled. They are poetic shots, they move and make you reflect. Because nothing is more important than affection. At Scimparello we like to think that these babies, these families, are the beginning of the New World.

Posted by Petra Barkhof