Trop Mignon! L’Art du Bonheur: quando l’arte ci fa stare bene
Una mostra che esplora il potere del carino, dei colori, degli animali e dell’arte nel farci stare bene.
di Enrico Fragale Esposito
Cosa ci fa sorridere quando guardiamo un’opera d’arte? Un piccolo animale? Un bambino paffuto? Una nuvola di rosa? Qualcosa di scintillante? O magari un paio di enormi occhi da cartone animato che ci fissano?
Al Louvre-Lens, in Francia, questi piaceri apparentemente semplici diventano il punto di partenza di Trop Mignon! L’Art du Bonheur, una mostra che si pone una domanda sorprendentemente grande: perché alcune immagini ci fanno stare bene?
Con quasi 300 opere, tra dipinti e sculture, fotografie, film, libri, video, oggetti e installazioni immersive, la mostra accompagna i visitatori in un viaggio attraverso la storia dell’arte, seguendo una sensazione particolarmente irresistibile: il piacere del carino. E sì, ci sono anche i gatti. Tantissimi gatti.
La storia del cute è tutt’altro che recente. Molto prima che Internet venisse invaso dai video di gattini, gli artisti erano già affascinati dagli animali, dai bambini, dalle forme morbide e dalle espressioni dolci. In Trop Mignon!, un gatto dell’antico Egitto dialoga idealmente con una scultura antica raffigurante un bambino, mentre i delicati ritratti di Théodore Géricault e Auguste Renoir incontrano le creature giocose di Jeff Koons e Philippe Katerine.
La mostra attraversa liberamente epoche e culture, mostrando come sia cambiato il nostro modo di lasciarci conquistare dalle cose adorabili — e quanto, in fondo, sia rimasto sempre lo stesso.
Ma il cute non è poi così innocente come potrebbe sembrare.
La mostra osserva più da vicino l’estetica del dolce e si chiede perché siamo così attratti dalle forme arrotondate, dagli occhi grandi, dai colori pastello, dagli oggetti soffici e dalle cose in miniatura. Questi codici visivi possono farci sentire protetti, riportarci alla memoria sensazioni nostalgiche e trasmetterci conforto, ma possono anche essere utilizzati per vendere prodotti, costruire identità o comunicare idee.
Basti pensare al successo globale della cultura kawaii giapponese, alla presenza quasi onnipresente del rosa, all’esplosione dei glitter e al mondo dei giocattoli da collezione. Ciò che appare giocoso e spensierato può raccontare molto della società, della cultura del consumo e del modo in cui costruiamo la nostra identità.
Gli artisti contemporanei, a volte, scelgono volutamente di ribaltare questi codici, utilizzando il cute per parlare di vulnerabilità, identità di genere, violenza o degli aspetti più oscuri del mondo in cui viviamo.
Perché qualcosa può essere adorabile e inquietante allo stesso tempo.
Forse è proprio questo a rendere Trop Mignon! così interessante: la mostra non ci dice che l’arte debba essere seria per avere un significato.
A volte un’opera può semplicemente farci stare bene. Trop Mignon! L’Art du Bonheur ci suggerisce che il piacere può essere una porta d’ingresso all’arte, non qualcosa che ce ne allontana. Sentirsi bene davanti a un’opera non rende l’esperienza meno profonda o intelligente. Al contrario: a volte sono proprio le cose che ci fanno sorridere a spingerci a fermarci, guardare più attentamente e iniziare a farci delle domande.
Quindi, portate con voi la curiosità. E preparatevi a lasciarvi conquistare dal cute.
Trop Mignon ! L’art du bonheur
23 septembre 2026 – 18 janvier 2027
Musee du Louvre-Lens
Picture 1: Jules LE ROY, Chats dans une commode, 1900 – ©Roubaix, La Piscine
Picture 2: Laurence Geai, Photographie extraite de l’article En Ukraine, chats et chiens sont de fidèles compagnons d’armes
Picture 3: Louis Léopold BOILLY, Gabrielle Arnault enfant (1811-1872), fille de l’écrivain Antoine Vincent Arnault
Picture 4: Liliana PORTE, Untitled (The Weaver), 2018 – ©Paris, Galerie Mor Charpentier
